Abbiamo spesso evidenziato il ruolo delle microimprese come quale volano dell’economia italiana ed europea). Ciò nonostante, non dobbiamo dimenticare il contributo fondamentale in termini di apporto al Prodotto interno lordo (PIL) e occupazione fornito dalle medie aziende, alle quali spesso si devono i successi del Made in Italy all’estero.
Tuttavia, anche per loro, come per aziende di dimensione minore, la crisi finanziaria si è tramutata in gravi perdite di fatturato, di esportazioni e capacità di realizzare investimenti, con una inevitabile ricaduta sulla dimensione occupazionale. Nonostante alcuni dati ufficiali mostrino segnali di crescita, ad oggi sono ancora moltissime le aziende a rischio chiusura.
Dallo scorso 5 luglio 2010, per fortuna, le medie imprese in difficoltà possono accedere ad un aiuto pubblico, concesso sotto forma di garanzia sui finanziamenti bancari. È stato infatti pubblicato (G.U. n 146 del 25 giugno 2010) il decreto attuativo della Delibera CIPE n.110 del 18/12/2008 riguardante le modalità di funzionamento del Fondo per il finanziamento degli interventi a valere sugli Orientamenti dell’Unione europea sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione delle medie e grandi imprese in difficoltà.
Analizziamo le caratteristiche principali dell’agevolazione in termini di beneficiari, azioni finanziabili, tipologia dell’aiuto e procedure di accesso.
Possono accedere agli interventi le società di capitale operanti sul territorio italiano che si trovino in difficoltà, vale a dire, ai sensi del punto 2.1 dei suddetti Orientamenti, quando non siano in grado, con proprie risorse o con risorse ottenibili dai proprietari, dagli azionisti o dai creditori, di contenere perdite che, in assenza di un intervento delle autorità pubbliche, le condurrebbero quasi certamente al collasso economico, nel breve o nel medio periodo.
Per accedere all’agevolazione, esse debbono impiegare un numero di dipendenti superiore a 49, calcolati secondo i criteri del decreto del Ministero delle Attività Produttive del 18 aprile 2005 e rientrare nella definizione di media o grande impresa di cui alla Raccomandazione della Commissione europea 2003/361/CE del 6 maggio 2003.
D’altra parte, non possono accedere al fondo le imprese operanti nei settori del carbone, dell’acciaio, della pesca, dell’acquacoltura e nel comparto agricolo, e quelle che abbiano avviato l’attività da meno di 36 mesi dalla data di presentazione della domanda di aiuto.
L’eccezione alla partecipazione riguarda anche le aziende facenti parte di un gruppo o che siano da esso rilevate, salvo il caso in cui si possa dimostrare che le difficoltà siano intrinseche all’impresa in questione, e non risultino dalla ripartizione arbitraria dei costi all’interno del gruppo e che siano troppo gravi per essere risolte dallo stesso.
sono una commerciante , o un negozio mi servirebbero 50.000 euro per risollevarmi e in passato sono stata segnalata come cattivo pagatore, ma per noi lo stato ci riserva degli aiuti o no sinceramente non ci capisco niente, mi potete dire come posso fare ? grazie.
GLI INCENTIFI CHE LO STATO HA MESSO A DISPOSIZIONE E’ INTERESSANTE MA LA SOGLIA DEI 50 DIPENDENTI FA’ CADERE TOTALMENTE L’INTERESSE .
SONO LE AZIENDE CON MENO DI 15 DIPENDENTI QUELLE CHE SONO VERAMENTE IN CRISI, SONO QUESTE AZIENDE CHE LE BANCHE APPENA VANNO IN DIFFICOLTA’ INVECE DI AIUTARLE CERCANO DI SOTTERRARLE .
SONO LE PMI CON POCHI DIPENDENTI CHE HANNO BISOGNO DI AIUTI. OGNI GIORNO CHIUDONO CENTINAIA DI AZIENDE CON QUESTE CARATTERISTICHE E SPESSO CHIUDONO SOLO PER LA SCARSA LIQUIDITA’. SPESSO CON BILANCI ATTIVI MA CHE TRA BANCHE E TASSE ED INTERESSI DI MORA CHE RASENTANO LO STROZZINAGGIO SONO COSTRETTE A CHIUDERE AZIENDE PRODUTTIVE ED INTERESSANTI. DIO CI BENEDICA
Concordo pienamente con Salvatore, sono proprio le aziende con meno di 15 dipendenti che hanno sempre portato avanti l’Italia, ma purtroppo vengono considerate solamente polli da spennare.
si, ma per le “piccole imprese” altre forme di aiuto sono già state date… (vedi pagamento iva differito al momento dell’incasso) cosa non possibile per aziende con fatturato + alto e quindi solitamente con + dipendenti
purtroppo e’ vero siamo penalizzati noi piccoli commercianti,io avevo un operaio piu una ragioniera all’interno della mia attivita’ che svolgo da vent’anni da un paio d’anni che con questa crisi ci troviamo in serie difficolta’ avevamo chiesto un prestito in banca ma purtroppo con tutto il capitale vale a dire il capannone di ns proprieta’ non siamo stati in grado ad accedere ma bensi di chiedono subito i rientri e siamo arrivati ad essere segnalati come cattivi pagatori e le condizioni in cui ti mettono le banche sono quelle ti farti chiudere dunque anche io mi chiedo possibile che per noi non esistono aiuti in modo da superare questo periodo di crisi,senza il rischio di perdere 20 anni di sacrifici per arrivare ad avere una piccola azienda come la nostra che comunque potrebbe ridare lavoro ad un paio di famiglie,che ancora tuttora non hanno trovato lavoro,e sono disperati,a me dispiace veramente molto perche’non sono in grado di riprenderli a lavorare in quanto sono quasi deciso a chiudere anche io,spero che escano subito degli aiuti alle piccole imprese e commercianti,purtroppo siamo pure consapevoli che i ns poloitici pensano solamente a litigare fra di loro come bambini e a sputtanarsi fra di loro mendre l’italia va veramente a rotoli.dio ci benedica veramente