Migliorare il merito creditizio gestendo la Centrale dei Rischi

Merito creditizio delle imprese e rapporti con banche e intermediari finanziari: dalla tradizionale valutazione del bilancio ai nuovi e più complessi parametri. Analisi di H. Caramagna (KNET Project)*.

 

La Centrale dei Rischi è uno strumento informativo, attivo dagli anni ‘60, attraverso il quale le istituzioni creditizie vigilate dalla Banca d’Italia sono in grado di rilevare informazioni sull’attuale indebitamento finanziario di un soggetto e la relativa gestione da parte del soggetto stesso. Essa non risponde solamente alla domanda “quanto debito finanziario ha contratto un soggetto” ma anche e soprattutto al tema “come il soggetto ha gestito nel tempo la sua debitoria”.
Fino alla sua introduzione (invero fino a pochi anni fa), il processo di valutazione di un’azienda era per lo più qualitativo e ciò ha permesso nel tempo alle banche di impiegare fortemente il proprio capitale, spesso a fronte di rischi di credito non coperti da sufficienti garanzie. L’entrata in vigore degli accordi di Basilea ha di fatto imposto a banche e intermediari finanziari vincoli alla concessione del credito. In particolare, si è maggiormente posto l’accento su componenti di natura deterministica nella valutazione dei soggetti richiedenti, conferendo sempre più peso alla Centrale in sede di valutazione del merito creditizio al fine di tutelare il sistema così come i soggetti richiedenti.

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La Centrale dei Rischi viene utilizzata da banche e intermediari finanziari i quali provvedono a comunicare alla Banca d’Italia i crediti che vantano verso tutti i propri clienti, rilevando per ciascuno di essi eventuali fenomeni di sconfinamento, incaglio, sofferenza et similia. Di contro, la Banca d’Italia fornisce loro informazioni sull’ammontare della debitoria finanziaria complessiva di ciascun soggetto da essi segnalato. Tale processo genera tuttavia una situazione di asimmetria informativa tra cliente, istituto di credito affidante e Banca d’Italia dove:

  • la Banca d’Italia e il cliente sono i soli a detenere informazioni complete;
  • l’istituto di credito affidante è in grado sì di apprendere l’ammontare complessivo dell’esposizione finanziaria dei propri clienti nonché la sussistenza di eventuali fenomeni di sconfinamento o sofferenza verso il sistema creditizio, ma non è in grado di analizzare i singoli rapporti che i propri clienti hanno in essere con altre banche ed intermediari del credito.

Quanto suddetto evita la possibilità per il singolo istituto di credito di ingerire nelle scelte operate da un proprio cliente in termini di ripartizione della propria debitoria finanziaria. Ciò, tuttavia, come avremo modo di scoprire nel seguito, non preclude alle aziende la possibilità di presentare la propria Centrale dei Rischi emessa dalla Banca d’Italia ai propri istituti di credito affidanti, alla luce di una strategia di miglioramento delle performance finanziarie.

Valutazione

Per comprendere appieno lo strumento, occorre introdurre un termine dietro al quale si celano dinamiche ancora oscure ai più: il rating bancario. Esso non è altro che un giudizio in merito alla capacità di un soggetto di onorare le proprie obbligazioni verso creditori. Tale misura, spesso detta “grado di solvibilità”, viene analizzata alla luce di tre analisi distinte:

  • qualitativa: ha ad oggetto aspetti apparentemente non analitici quali la storicità dell’azienda, le strategie adottate dal management, il tipo di governance adottata et similia;
  • quantitativa: è dotata di frequenza annuale e pertanto in grado di alimentare il rating solamente con cadenza annua ed è fondata sulla valutazione dei ratios economico-finanziari;
  • andamentale: attualmente in grado di rivestire, per oggettività e continuità, un ruolo decisivo nel processo di valutazione di un’azienda. Comprende, a titolo di esempio, la movimentazione dei conti correnti, il rapporto tra il saldo medio utilizzato e l’accordato, etc.

Ben si comprende, quindi, come l’analisi andamentale ricopra un ruolo fondamentale nel processo di valutazione di un soggetto e come quindi sia assolutamente necessario controllare, comprendere e gestire costantemente il proprio comparto finanziario al fine di indirizzare al meglio la propria Centrale dei Rischi.

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Capire la propria Centrale dei Rischi passa inevitabilmente dalla comprensione delle dinamiche alla base delle quali banche e intermediari del credito comunicano le proprie informazioni alla Banca d’Italia. Per comprendere ciò occorre partite dai dieci termini più significativi nella lettura di una Centrale dei Rischi.

Tipologie di rischio

Il rischio di credito, misurato dalla probabilità di insolvenza da parte del debitore, si riferisce alla possibilità che il soggetto che ha contratto il debito con l’istituzione finanziaria non sia adempiente nei tempi e modi previsti. In particolare le tipologie di rischio esposte.

  •  Autoliquidanti. Linee di credito che il soggetto ha ricevuto attraverso la cessione alla banca o all’intermediario finanziario di propri crediti prima della scadenza degli stessi.
  • A scadenza. Linee di credito che il soggetto ha ricevuto e per i quali è prevista la corresponsione secondo modalità e scadenze prestabilite da contratto.
  • A revoca. Linee di credito che il soggetto ha ricevuto e per i quali è libero nell’utilizzo salvo la possibilità per l’intermediario di recedere dal rapporto senza vincoli di tempo e giusta causa.

Forme di garanzia

  • Prestate per operazioni commerciali. Garanzie con le quali la banca o l’intermediario si impegnano a coprire eventuali inadempienze del soggetto a fronte di obbligazioni di natura commerciale nei confronti di terze parti.
  • Prestate per operazioni finanziarie. Garanzie con le quali la banca o l’intermediario si impegnano a coprire eventuali inadempienze del soggetto a fronte di obbligazioni di natura finanziaria nei confronti di terze parti.
  • Ricevute dal soggetto. Garanzie personali e reali che la banca o l’intermediario ricevono da un soggetto (cd. “garante”) in favore di un soggetto (cd. “garantito”) al quale è stata concessa una qualsivoglia forma di finanziamento.

Classi di dati

  • Accordato. Affidamento complessivo che la banca o intermediario ha concesso al soggetto affidato. Laddove alla suddetta concessione siano già seguiti la stipula e il perfezionamento di un regolare contratto, l’accordato si dice “operativo”.
  • Utilizzato. Ammontare del credito effettivamente utilizzato dal debitore in relazione all’accordato concesso dall’istituto di credito affidante.
  • Valore della garanzia. Impegno assunto dal garante con il contratto di garanzia o, in caso di garanzia reale, valore del bene dato in garanzia.
  • Importo garantito. Importo minore tra il valore della garanzia e l’utilizzato.

Uso della Centrale

Analizziamo ora cosa la Centrale dei Rischi sia in grado di comunicare ad un terzo esterno e come possiamo sfruttare a nostro vantaggio tali informazioni. In tale ottica riteniamo di estrema importanza esaminare alcuni tra i principali indicatori utilizzati nell’analisi della Centrale dei Rischi.

Evoluzione storica dell’accordato (cd. “analisi andamentale”). Tale rilevazione consente di comprendere quale sia stata la richiesta di credito finanziario (purché accolta dalle istituzioni creditizie) operata nel tempo dalla società.

Evoluzione storica dell’utilizzato in funzione all’ accordato operativo (cd. “grado di tensione finanziaria”). Tale rilevazione permette di comprendere quale utilizzo il soggetto abbia fatto dell’accordato messogli a disposizione dal sistema creditizio.

Ripartizione degli utilizzi in funzione della tipologia di rischio (autoliquidante, a scadenza, a revoca). Una debitoria costituita esclusivamente da rischi a revoca o da rischi a scadenza può essere fonte di timore per le istituzioni creditizie.

Duration dell’accordato / utilizzato a breve scadenza su accordato / utilizzato operativo. Anche in questo caso la rilevazione ben permette di comprendere la sussistenza di eventuali disequilibri nella struttura dell’indebitamento finanziario.

Rapporto tra garantito e valore della garanzia. Tale rilevazione fornisce diretta evidenza sull’attuale utilizzo della garanzia in relazione all’impegno originariamente assunto dal garante con il contratto stesso di garanzia (o, in caso di garanzia reale, dal valore del bene dato in garanzia).

Presenza di anomalie registrate sul sistema. Tale rilevazione è finalizzata a evidenziare la presenza delle cd. “anomalie iscritte a sistema”. Queste ultime si concretizzano nell’esistenza di:

  • Sconfinamenti su linee di credito.
  • Esistenza di rischi autoliquidanti non rimborsati.
  • Presenza di crediti ristrutturati.
  • Presenza di crediti passati a sofferenza o perdita.
  • Esistenza di contatti derivati finanziari, tipologia, payoff ed attuale fair value.
  • Esistenza di garanzie attivate su operazioni con esito negativo.
  • Sussistenza di contestazioni.

Il ruolo della Centrale dei Rischi nell’assessment condotto da KNET Project

La crisi finanziaria degli ultimi anni è stata in grado di evidenziare chiaramente come il processo di miglioramento del comparto finanziario di un’azienda sia un cammino impegnativo. Per questo motivo in KNET Project abbiamo deciso di formalizzare un processo di miglioramento delle performance economico-finanziarie che, legato anche (e non solo) all’analisi della Centrale dei Rischi, sia in grado di garantire una migliore gestione del circolante netto e della posizione finanziaria, unitamente al miglioramento dei rapporti con tutti i soggetti creditori. In questo contesto il plusvalore che siamo in grado di garantire al Cliente è di tre tipi:

  • Normalizzazione della Centrale dei Rischi, per via della nostra capacità di interpretare e trovare gli insights dalla documentazione.
  • Individuazione degli indicatori di performance.
  • Definizione delle soglie di attenzione per ciascun indicatore precedentemente individuato.

Inoltre siamo in grado di comparare le evidenze tratte dall’analisi della Centrale dei Rischi ad una serie di indicatori economico-finanziari desumibili dalla documentazione contabile dell’azienda, verificando di volta in volta:

  • esistenza di un equilibrio sostenibile nella propria struttura patrimoniale e finanziaria,
  • coerenza tra natura, duration ed entità della debitoria finanziaria,
  • capacità di generare flussi di cassa dalla propria gestione caratteristica che siano sufficienti a garantire la solvibilità nel breve così come nel medio-lungo termine.

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Heber Caramagna (email: h.caramagna@knetproject.com) è Business Manager della practice “Sviluppo organizzativo, economico e finanziario” in KNET Project, società di consulenza di direzione con uffici a Torino e Milano. Opera da anni con primarie realtà sul territorio nazionale in materia di miglioramento delle performance aziendali.

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